Camminando fra le vigne delle Langhe prima o poi lo si nota: una piccola costruzione isolata, in cima a un filare o al margine di un campo, lontana dalle case del paese. Chi è del posto la chiama ciabot, o ciabòt. Una parola di dialetto che racconta un pezzo di vita contadina meglio di molti libri.
Che cos'è un ciabot
In piemontese il ciabot è la casetta di campagna in mezzo alle vigne o ai campi. Non era un'abitazione vera e propria. Serviva a chi lavorava la terra e passava giornate intere lontano da casa, in un'epoca in cui i terreni si raggiungevano a piedi o con il carro e tornare in paese a ogni pausa non era pensabile.
Le vigne di una famiglia spesso non stavano tutte vicine: un appezzamento su un versante, un altro sulla collina di fronte. Il ciabot diventava così un punto d'appoggio, una piccola base sul posto di lavoro. Chi possedeva più terreni poteva averne più d'uno, sparsi fra le colline, e ognuno finiva per identificare quel pezzo di vigna.
A cosa serviva
Le funzioni erano concrete, legate al ritmo dei lavori agricoli:
- riporre gli attrezzi, senza doverli portare avanti e indietro ogni giorno;
- ripararsi dal maltempo, quando un temporale arrivava all'improvviso sulle colline;
- fermarsi durante le giornate di lavoro, per un pasto all'ombra o per riprendere fiato nei periodi più faticosi, come la vendemmia.
All'inizio i ciabot erano costruiti con materiali poveri, quello che si trovava sul posto. Col tempo molti sono stati rifatti in muratura, in mattoni o in pietra, diventando più solidi e duraturi. È per questo che oggi se ne vedono di forme e materiali diversi, a seconda della zona e delle possibilità di chi li ha costruiti. Nessuno è uguale all'altro, ed è anche questo a renderli interessanti.
Come riconoscerlo passeggiando
Una volta che avete imparato a cercarli, li vedrete dappertutto. Qualche indizio per riconoscerli:
- sono piccoli, spesso un solo ambiente, molto più modesti di una cascina;
- stanno isolati, lontani dalle borgate, in mezzo ai filari o ai noccioleti;
- stanno spesso in cima a una vigna o al bordo di un campo, vicino a un sentiero di campagna.
Intorno a Sinio i sentieri ricalcano antiche strade fra borgate isolate, noccioleti e vigne, ed è il terreno ideale per andarli a cercare. Anche la strada verso Montelupo Albese, a soli 3 km, e gli anelli escursionistici verso Serralunga d'Alba passano fra campi dove queste costruzioni fanno parte del paesaggio.
Il recupero di oggi
Con il cambiare dell'agricoltura, e con l'arrivo dei mezzi a motore, molti ciabot hanno perso la loro funzione originaria. Alcuni sono caduti in rovina, altri continuano a servire da deposito. Negli ultimi anni però molti sono stati recuperati, spesso con attenzione a conservarne l'aspetto semplice.
Il ciabot è diventato anche un simbolo. Alcune vigne e alcuni vini delle Langhe portano la parola Ciabot nel nome, come a ricordare il legame con un luogo preciso e con il lavoro che lo ha reso quello che è. È un modo per dire che il vino nasce da una vigna, e la vigna da chi l'ha curata.
Perché la casa si chiama Langhe Ciabot House
Il nome della nostra casa è un omaggio a questa tradizione. Non vogliamo raccontare che l'edificio sia stato un ciabot: abbiamo scelto la parola per quello che rappresenta. Un rifugio fra le colline, un punto d'appoggio dove fermarsi dopo una giornata passata fuori, fra vigne, castelli e sentieri.
Il ciabot era il posto dove si riprendeva fiato prima di tornare al lavoro. Oggi a Sinio, in Via Borine, sulla strada che sale verso i Tre Cunei, l'idea è la stessa: una casa in cui rientrare la sera, accendere il camino della zona relax e ripartire il giorno dopo per scoprire le Langhe.
Il vostro rifugio fra le colline di Sinio
Come i vecchi ciabot, una base per rientrare dopo le giornate fra vigne e sentieri. Scriveteci per le vostre date.